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venerdì, Aprile 4, 2025

C’è da ricostruire un mondo

Aggiornamento su questo passaggio epocale

Parola di Rifkin

'’La politica dei dazi fallirà con la rivoluzione della stampa’’

Dazi colpiscono non affondano

Succede quel che doveva succedere e niente, pare, possa controvertirlo

Oriana Fallaci vista in una serie tivvù

È la seconda occasione in cui la Rai immortale le res gestae della grande giornalista rivendicata dal mondo della destra. Probabilmente Oriana Fallaci lo era diventata per definitiva delle posizioni codine e modaiole di un certo mondo progressista. Scrisse molte intemerate contro l’Islam individuato come il problema capitale della nostra epoca. Aveva ben ragione a trovare detestabili certe regole di vita, prima fra tutte la considerazione per le donne. Ebbe il coraggio di urlarlo con lo scritto, cosa che tante donne impegnate ma di sinistra non fecero perché quel mondo si muoveva in una sfera di simpatia dovuta all’anti-americanismo e alla resistenza per la proliferazione territoriale di Israele. Polemiche di quegli anni Settanta e Ottanta le cui argomentazioni sono sdoganate da entrambi i fronti culturali e che, storicizzandosi, portano alla revisione critica di certe nostre concezioni datate.

Non si capisce la ragione di esporre un’altra volta la vita di questa grande giornalista i cui comportamenti esistenziali sono difficili da riconoscere come di una persona in grado di entrare in sintonia con il pubblico di teleutenti, tesi a dare giudizi ai personaggi trattati in poche inquadrature e altrettanto poche battute.

Oriana Fallaci era innanzitutto una scrittrice con la pulsione verso la realtà attuale. Viveva la sua passione verso la scrittura come quella potentissima verso la vita. Non aveva mediazioni. Non conosceva situazioni intermedie. Almeno nella descrizione che dava di sé stessa.

Chiaramente nell’ufficio della lettura chi apprezza la sua volizione riesce anche a fare una quadra dal suo atteggiamento eternamente oltranzista, immediato perché senza mediazioni. La Fallaci era sicuramente questo ma era anche una donna capace di generosità, di altruismo e partecipazione vera ai problemi.

La serie la evidenzia come una creatura capricciosa ed egoista. Una che strumentalizza le persone per arrivare ai suoi fini. Un’esaltata che parte per New York facendosi pagare il viaggio dal suo giornale, L’Europeo, per intervistare Marylin Monroe. Ma non ha un ponte per arrivare a lei, non ha una dritta da seguire, non ha orientamenti di sorta. Lei va.

Non c’entra l’argomentazione per cui è lei stessa ad aver dato questa descrizione di lei. Quando un personaggio passionale e assolutista della sua statura si descrive in questo modo è lasciato al lettore fare la tara, scorporare dalla leggenda momenti di verità plausibile.

Ma in definitiva sono attestazioni non utili perché il piano dell’apprezzamento di una scrittrice è la scrittura. Divertente, avvincente, leggerla. Riportare quanto detto a realtà di fatto significa voler credere all’improbabile fortunata sorte di una squinternata di successo.

Non aiuta il viso angelico di Miriam Leone, bellissima e bravissima attrice, ma totalmente inadeguata a vestire i panni di una combattente del calibro di Oriana Fallaci. IL regalo migliore che le si può fare allora consiste nel riaprire un suo libro e goderselo per la lettura. Magari spegnendo la tivvù.

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