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venerdì, Aprile 4, 2025

C’è da ricostruire un mondo

Aggiornamento su questo passaggio epocale

Parola di Rifkin

'’La politica dei dazi fallirà con la rivoluzione della stampa’’

Dazi colpiscono non affondano

Succede quel che doveva succedere e niente, pare, possa controvertirlo

Kiev è sola

I due boss si sono parlati ma nessuno sa cosa esattamente si sono detti. E se così è mai si saprà definitivamente. È una condizione, questa, che mostra in modo chiaro e distinto il livello della democrazia nel mondo e attualizza i ragionamenti che in più sedi vengono presi a strumento per schermire avversari o affermare valori universalistici.

Il livello delle relazioni internazionali è messo maluccio. E l’Europa, anche se vorrebbe, non riesce a dare lezioni a nessuno.

Infatti se è vero che Trump abbia convinto gli ucraini a ritirarsi nell’area del Kursk evitando la disfatta finale dei russi, è anche vero che i leader d’Europa non riescono a porsi come consulenti avvertiti perché la linea più chiara espressa è quella di intervenire militarmente in Ucraina (Starmer), cosa che significherebbe l’ingresso di fatto in guerra.

D’altra parte il povero Zelensky vede l’alleato americano parlare sempre più fitto-fitto con il nemico russo, tanto da far supporre che antichi rapporti, la trovata alleanza pre-Seconda Guerra Mondiale, siano stati ripristinati. Solo che l’Ucraina è diversamente vicina ai due e antagonista per esserne contenta. In un verso, infatti, è alleata e dipendente, nell’altra è confinante e in ostilità.

L’Ucraina si pone proprio come il terreno di scambio per le due superpotenze oppure il luogo dove scatenare le ritrovate divergenze. Comunque la mettiamo la mettiamo male per gli ucraini.

Quanto sta avvenendo Bruxelles in questi giorni non è una speranza per gli ucraini.

Il Presidente del Consiglio dell’Unione Europea, Antonio Costa, si è detto speranzoso che il rapporto fra Putin e Trump “porti a una pace giusta e duratura”. Ha anche detto che l’Ucraina deve entrare nell’Unione Europea. Una bestemmia, per Putin. Una provocazione. Un sicuro elemento che potrebbe costituire un casus belli. E al di là della solidarietà espressa a Zelensky il malconcio presidente si accorge di avere alleati assai poco affidabili. Lo stesso Trump, se andiamo bene a guardare, non si è mai espresso come strenuo difensore della sovranità del paese invaso.

Probabilmente Zelensky lo ha capito dopo la sceneggiata alla Casa Bianca. E ha anche capito che con tanto di interlocutori se non se la cava da solo non lo aiuterà nessuno. Tanto più quelli che dicono di aiutarlo.

Infatti

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