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venerdì, Aprile 4, 2025

C’è da ricostruire un mondo

Aggiornamento su questo passaggio epocale

Parola di Rifkin

'’La politica dei dazi fallirà con la rivoluzione della stampa’’

Dazi colpiscono non affondano

Succede quel che doveva succedere e niente, pare, possa controvertirlo

Concorrente avvisato …

Oramai siamo in piena guerra commerciale. Inutili le enunciazioni alla distensione. Lo scontro è di tutti contro tutti e il discrimine è dato dalla nazionalità di provenienza di una data produzione.

Donald Trump ha parlato chiaro a quelli che un tempo erano i più incrollabili alleati: Canada e Ue: “nuovi dazi se vi alleate”. A parlar chiaro si va. Quindi neanche una prevedibile azione di reazione è consentita. Ciò che fa parte integrante di ogni multifunzionalità misurata dall’Economia. Il presidente statunitense oltre alle tariffe del 25% sulle auto importate, parla di altri aumenti in caso di risposte coordinate.

Quasi a dire, bisogna recuperare un senso della sovranità assoluta che era andata perduta con questo falso senso della libertà. Quindi l’indomani dei dazi che annuncia il 2 aprile, potrebbero essere imposti dazi ancora più elevati sull’Unione Europea e sul Canada. Questo sempre prevedendo che daranno risposta, magari coordinata, imponendo loro dazi. Lo ha scritto sul Social Truth.

Si comincia il 3 aprile con un dazio del 25% sulle auto e i veicoli leggeri importati negli Stati Uniti. Ma è più prevedibile che chiaro come, il giorno dopo, Trump annunci ulteriori tariffe di reciprocità contro i Paesi responsabili della maggior parte del deficit commerciale statunitense. Questo nuovo giro di sanzioni si aggiunge a quelli già in vigore su acciaio, alluminio e una serie di altri beni importati da Messico, Canada e Cina.

Una misura negativa per le imprese, come ha detto Ursula von der Leyen. E di sicuro andrà a pesare sui consumatori. Non le manda a dire il primo ministro canadese Mark Carney che definisce i dazi “attacco diretto” e medita contromisure adeguate. Questo almeno ha detto.

L’Unione Europea ci pensa un po’. Si dà dei tempi. Diciamo metà aprile. Ma sarebbe sbagliato anche rovinarsi la Pasqua quindi aspetterà qualche giorno in più. Ma tra le misure previste si pensa al dazio del 50% sul bourbon americano. Essendo cosa detta diventa cosa già fatta. E Trump vede di rispondere niente meno che con tariffe del 200% su tutti i vini e altri prodotti alcolici provenienti dall’Ue. Un modo per ammazzare i nostri vini.

Prodotti che potevano permettersi solo le classi agiate americane e allora diventerà ancor più status symbol pasteggiare con buon vino italiano o francese. Alla faccia di Trump. E potrebbe essere una risposta democratica, anche se di classe. E sempre nei conflitti di classe bisogna inserire questi scontri.

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