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venerdì, Aprile 4, 2025

C’è da ricostruire un mondo

Aggiornamento su questo passaggio epocale

Parola di Rifkin

'’La politica dei dazi fallirà con la rivoluzione della stampa’’

Dazi colpiscono non affondano

Succede quel che doveva succedere e niente, pare, possa controvertirlo

Si indaga sulla premeditazione …

Tutti conoscono i fatti accaduti alla povera Giulia Cecchettin e all’omicidio di Filippo Turetta nella vicenda che ha tenuto col fiato sospeso tutta Italia. La procedura per effettuare l’estradizione di Turetta è messa in opera. Arrestato a Bad Durremberg, nel nord della Germania, vicino Lipsia, dopo la fuga e il tentativo di riparare non si sa bene dove, le autorità tedesche stanno esaminando la richiesta di estrazione. Le notizie fredde dell’omicidio, dalla Procura di Pordenone, fanno sapere che Giulia è stata uccisa con almeno venti coltellate al collo e testa. Ora i magistrati dovranno accertare se c’è stata premeditazione. Le domande dovranno porle al Torretta. Ma non c’è da confidare che sia possibile dipanare ogni dinamica attraverso le deposizioni dell’autore del gesto. Perché o si trovava nell’impossibilità di intendere e volere, ma in questo caso non potrebbe descrivere come è andata perché non era in stato coscienziale, oppure era in condizioni di intendere, ma in questo caso cercherà di attenuare per quanto possibile la sua responsabilità sull’accaduto. E il problema resta il capire se c’è stata o no premeditazione. Ci sono come dati, il computer dove sono evidenti le ricerche su kit per la sopravvivenza in alta quota. Ma ci sono i sacchi neri nei quali è stato avvolto il corpo di Giulia. La domanda è come e quando si è procurato questi involucri. Diventa sostanziale perché se Torretta è andato all’appuntamento con questi sacchi era perché contava di metterci il corpo senza vita della ragazza. Quella che appare adesso come la questione che determinerà una pena esemplare si basa tutto su un dettaglio che potrebbe essere casuale. Turetta avrebbe potuto avere con sé i sacchi e deciso di farne un diverso uso o averli proditoriamente preparati per l’omicidio. Nel razionalismo di cui è pervaso il nostro sistema di vita si ritiene più grave aver organizzato scientemente, nel dettaglio, una determinata azione efferata piuttosto che l’averla concepita nel suo compiersi. Psicoanalisti potrebbero spiegarci che, in definitiva, tra i due atteggiamenti potrebbe non esserci molta differenza. L’assassino, inconsapevole a livello coscienziale di essere sul punto di tramare una dinamica criminale, potrebbe muoversi con una consapevolezza silenziata. Se fosse capitato un elemento distraente forse non staremmo qui a raccontare questa storia terribile. Ma l’attenzione di chi giudica sta tutto in quel “pre-”, che è ancora diverso dal “praeter-”. Sono disfunzioni di funzionamento che ci dicono chi siamo.

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