Forse si deve scandagliare i giorni del terrorismo per vedere una piazza con tutti i partiti a manifestare. Ma neanche. In quegli anni la destra rappresentata dall’Msi non era ammessa nel consesso libero e democratico. Oggi c’erano tutti. E non solo perché sono cambiati i tempi ed è venuta meno la pregiudiziale antifascista. Stasera, come mai prima di oggi, si è capito che erano state toccate delle corde profonde alla base della nostra esistenza. Queste corde (o queste parole) si declinano attraverso un solo concetto: libertà.
Stavolta il predicato non deve essere inteso solo in senso negativo: come superamento delle oppressioni determinate da un regime. Ma nemmeno deve essere preso in senso estensivo di una natura che per sua dimensione si proietta nello svincolo di ogni possibile limite frapposto da regole sociali per conquistare sempre più margini.
Stavolta la parola libertà aveva un nome e cognome. Si chiama Alexey Navalny. IL suo sacrificio resterà come epocale. Comunque la si interpreti la sua fine, il suo corso storico ha dato espressione alla possibilità di un movimento internazionale in grado di scardinare le maglie di un regime che arresta le persone semplicemente perché depositano un fiore per la commemorazione di questo defunto.
Comunque la si intenda Navalny resta un eroe per la libertà. Quindi un emblema per tutti. Se Navalny è stato ammazzato dal regime si tratta dell’ennesimo atto di tracotanza nei confronti di chi afferma semplicemente la possibilità di un nuovo modo di coesistere tra persone, genti e forze attive di un paese. Se Navalny è morto per cause accidentali, la sua fine è avvenuta in stato di prigionia e segregazione, messo nelle condizioni di non nuocere. Quindi una morte politica determinata che prelude la morte fisica. Se Navalny si è suicidato il suo è l’atto di speranza e fiducia nei confronti del proprio popolo affinché si sollevi contro il regime. Ed è un messaggio rivolto al resto del mondo perché come avviene nella società se ciascuno non è libero non lo è definitivamente neanche la comunità in cui il soggetto vive. Lo stesso vale nella scena internazionale. Non si può tollerare un livello di repressione con uno stato di polizia esacerbato fino a questi livelli.
Navalny nell’ultima fase della sua azione ha insistito sul tema della corruzione in Russia proprio perché riteneva fosse questa l’argomentazione migliore per sollevare la coscienza comune. Le testimonianze espresse in piazza hanno lanciato un grande monito alle coscienze.
Se vorranno ancora recepire la lezione senza chiusure in particolarismi nazionali. La sconfitta per le libertà sarebbe proprio questa.